Mette pioggia, di Gianni Tetti

Un uomo con una camionetta nel silenzio delle quattro di mattina, per lui una settimana passa in fretta. Un uomo si getta da un ponte, per lui sette giorni sono troppi. Un barista apre la serranda del bar, per lui sette giorni non passano mai.
Sono queste le prime due pagine di Mette pioggia, l’ultimo libro dello scrittore sardo Gianni Tetti; pagine che ci lanciano nello scirocco rovente della periferia sassarese di Li Punti. La prima cosa che notiamo sono i periodi brevi. La paratassi. La scrittura di Gianni è costellata di punti. Frasi brevi e ripetizioni. È un modo di scrivere che hanno quelli a cui piace colpire forte. Jab, diretto, gancio, montante. Frasi brevi e dirette di uno scrittore asciutto ma non semplicista, ce ne accorgiamo dalla struttura.
Il libro si sviluppa nell’arco di una settimana, ogni giorno un capitolo: lunedì, martedì, mercoledì… Ognuno di questi è suddiviso in due parti. La prima più breve e in terza persona, in cui osserviamo esternamente la vita di Arturo Zanon, un dottore, il quale trova una specie di muffa nella pancia di una donna; una cosa mai vista prima, sembra qualcosa che vive. Qualcosa da tenere sotto controllo. Deriso dai colleghi o forse solo paranoico.  Austero e pignolo nel lavoro, abbastanza da trascurare la moglie che passa tutte le giornate da sola in casa.
La seconda parte dei capitoli-giorni è più lunga e in prima persona, qui vediamo dispiegarsi le vite dei cittadini di Li Punti. Partendo da folli famiglie i cui componenti si uccidono tra di loro, alle laide allucinazioni di un ragazzo malato di mente, una moglie casalinga e annoiata che apre le porte a un testimone di Geova che indossa una camicia a righe bianche e rosse, una moglie sola e annoiata dedita al marito che compie un gesto terribile, poi ci ritroviamo nella casa dei vicini e così via.
Tu, lettore, ogni volta che ti approcci alla lettura di un nuovo personaggio, trascinato dal suo punto di vista, non capisci bene chi sia, forse lui, però no, o forse sì; allora lo scrittore, con mestiere, sparge dettagli nel testo. Collegamenti e rimandi. E tu sei lì che leggi confuso, devi impegnarti per capire, perché tutti hanno un nucleo in comune, ma è proprio quell’impegno che ti coinvolge e ti tira giù, nel profondo. Nel profondo della pancia dell’uomo, in cui tutti hanno qualcosa da pagare. E dici: Ah ecco di chi stiamo parlando. Mentre i mal di pancia si diffondono e ogni personaggio dà un motivo proprio a questo fastidio. È incredibile come a volte riusciamo a definire i nostri problemi semplicemente facendo collegamenti sbagliati. Lo facciamo perché così pensiamo di poterli risolvere, in qualche modo, a ognuno il suo, magari il peggiore possibile.
Simboli che si ritrovano, si ripetono, che aumentano con l’avvicinarsi della pioggia. I ratti, gli scarafaggi viola, lo scirocco, Satana. E tutto si oscura, si rabbuia, mentre si scava nelle pance. Lo scirocco asfissiante significa cattivo presagio, che avvertiamo aumentare di pagina in pagina.
Storie diverse legate da un filo comune. Il filo della matassa che condurrà tutti a cercare una redenzione che non gli sarà concessa. Le ultime pagine mi hanno fatto venire in mente alcune righe di un’altro libro: Colpo di spugna di Jim Thompson. Le riporto:

“Forse non è questo che intendo. Forse non so bene cosa intendo. Probabilmente intendo che non può esserci un inferno privato perché non ci sono peccati privati. Sono tutti pubblici George, tutti condividiamo quelli degli altri e tutti gli altri condividono i nostri.”

Penso sempre che se fossi uno scrittore mi piacerebbe scrivere cose che fanno sentire come un pugno nella pancia dopo un bacio in bocca e viceversa. Gianni Tetti ti dà un pugno nella pancia, uno sulla tempia, e uno sulla pancia.
Un libro che non è un vortice verso l’oblio, ma il radicare delle colpe degli uomini verso una fine che sa di purificazione.
E pioverà.

Copertina-Mette-Pioggia-Gianni-Tetti-Neo-Edizioni

Titolo: Mette pioggia
Casa editrice: Neo.
Pagine: 208
Prezzo: € 14,00

Per dire che ieri a Radio Punto Zero abbiamo intervistato Gianni. A breve caricheremo il podcast su youtube.

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